INTERNET SI', MA CON CAUTELA

Hi-tech - Gli analisti consigliano grande selettività e per le valutazioni puntano su flussi di cassa e ROI

di Antonella Olivieri

MILANO - Ignorare il fenomeno Internet perché non si riesce a inquadrarlo con gli strumenti tradizionali? Starne alla larga perché prima o poi la bolla esploderà? Gli analisti di Warburg Dillon Read avvertono: cari investitori, se lo fate, è a vostro rischio e pericolo. Perché nel Nord America, dove la web.mania è già esplosa da anni, nel '99 i titoli legati a Internet hanno spiegato il 26% della crescita della capitalizzazione di mercato. E oggi in Europa la penetrazione di Internet ha superato la soglia critica del 10% della popolazione: dunque, concludono gli analisti in un rapporto fresco di stampa sulle strategie di investimento nei meandri della Rete, è probabile che questo sia sufficiente a scatenare un'impennata di investimenti corporate e a far decollare l'interesse del mercato.

Ma come districarsi tra le insidie borsistiche di Internet, in un campo relativamente vergine come quello europeo? Il consiglio di Warburg si riassume con una parola: selettività. Puntare sulle società che, come Pirelli con le fibre ottiche per fare un esempio vicino, si occupano di infrastrutture e come, dall'altra parte dell'Atlantico, Cisco, Dell, Aol, Mci Worldcom, solo per citare qualche nome. Oppure su società che si occupano di applicazioni software, come Netscape o Oracle, per intendersi. Questo perché le aziende che operano in questi settori dovrebbero guadagnare semplicemente sulla crescita della diffusione di Internet. E, ancora, è un altro dei suggerimenti contenuti nella ricerca, la convinzione è che nel Vecchio continente saranno i gruppi tradizionali della grande distribuzione ad aggiudicarsi la fetta più grossa del nascente commercio elettronico al dettaglio. Mentre nell'ambito del business to business, il commercio via Internet tra aziende, è probabile che i veri vincitori risulteranno i mercati elettronici che ospitano società. Al contrario per i portali si prevedono tempi duri. Molti, secondo lo studio, sono destinati al fallimento: in prospettiva in Europa ci sarebbe posto solo per cinque grandi portali.

La scelta, che per ora è limitata sulle Borse europee, è destinata ad ampliarsi con l'arrivo atteso sul mercato primario, solo quest'anno, di 250 società Internet. Inutile però cercar conforto nei multipli di Borsa tradizionali per discernere tra opportunità di investimento e valori gonfiati. "Non esistono parametri di facile consultazione in questi casi - sostiene Michael Mauboussin, chief Us investment strategist del Credit Suisse First Boston - perché lo scenario della new economy è completamente differente da quello dell'economia tradizionale. E il mercato è fatto tutto sulle aspettative. Però qualche criterio esiste: seguire i flussi di cassa più che gli utili, e il ritorno sul capitale investito piuttosto che il return on equity". Tenendo presente però, ha aggiunto lo strategist di Csfb, che in questo campo chi è grande lo diventerà ancora di più e chi è piccolo diventerà ancora più piccolo. "Ad ogni modo - precisa Mauboussin - sono restìo ad accettare la teoria della bolla speculativa sui titoli high-tech".

"Con i titoli Internet si possono fare solo valutazioni qualitative, l'analisi quantitativa è impossibile", sostiene anche Shawn Lytle, portfolio manager di un gruppo ristretto di gestori globali di JP Morgan investment management, che è prossima al lancio di un fondo high-tech in Italia. "A noi - spiega Lytle - piace quello che ha un po' di sostanza, chi rifornisce il settore Internet piuttosto che chi ci sta dentro. Perciò, chi si occupa di infrastrutture come Exodus negli Usa, che in Europa ha un emulo in Integra, quotata al Noveau Marché parigino. O le società che sono information technology service provider, come WWL Internet, quotata al Neuer Markt tedesco. E ancora ci piace Broadvision, attiva nel business to business, pure trattata a Francoforte. Mentre consideriamo Tin.it e T-online (la divisione Internet di Deutsche Telekom che pure dovrebbe essere quotata in Borsa quest'anno) come buone opportunità di investimento. La tedesca Sap ci sembra cara, ma ancora interessante. E nell'ambito delle società high-tech di maggiori dimensioni, quest'anno puntiamo soprattutto su Philips, perché è una storia di ristrutturazione convincente e si tratta di un gruppo presente nel settore della componentistica per i telefoni cellulari ed esposto su segmento dei semi-conduttori, per cui prevediamo ancora due anni in forte crescita". Sul Nuovo Mercato italiano JP Morgan investment management non ha invece ancora preso posizione. Per il momento l'unica "matricola" nostrana finita nel mirino del fondo Usa è il "campione di scatto" Finmatica.

Antonella Olivieri

I BIG IN EUROPA

Società

Capitalizzazione al 4-1-2000
in miliardi di dollari

Paese

Settore

TerraNetwork

15,890

Spagna

Internet provider

Broadvision

13,060

Germania

ECommerce software

Freeserve

8,364

Gran Bretagna

Internet provider

Tiscali

6,143

Italia

Internet provider

Intershop Comm

4,407

Germania

ECommerce software

Euraxfin (Consors France)

3,345

Francia

Broker online

Consors Disc Brk

3,345

Germania

Broker online

Baltimore Tech

2,847

Gran Bretagna

Internet security

Geo Interactive

2,703

Gran Bretagna

Multimediali

QXL

2,519

Gran Bretagna

Aste online

Business Objects

2,512

Francia

Banche dati

Framtidsfabriken

2,261

Svezia

Consulenza Internet

Pixelpark

2,232

Germania

Consulenza Internet

Autonomy Corp

2,067

Gran Bretagna

Motore ricerca

Fantastic Corp

1,947

Germania

ECommerce software

Freenet

1,838

Germania

Internet provider

Brokat Infosys

1,683

Germania

ECommerce software

Icon Medialab

1,207

Svezia

Consulenza Internet

Scoot.Com

1,137

Gran Bretagna

Portale

The eXchange

1,136

Gran Bretagna

Piattaforma di trading online

DAB

1,060

Germania

Broker online


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